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Alloro in fioritura: bellissimo, e amatissimo dalle api.

Con l’alloro, che leggerezza!

Con l’alloro, che leggerezza!

Scommettiamo che, se diciamo “alloro”, immediatamente vi viene in mente un sugo o
un arrosto di carne, o anche una bella siepe in giardino. E avete ragione: questa
nobile (il suo nome scientifico infatti è Laurus nobilis) pianta è particolarmente
apprezzata per il suo aroma fenomenale in cucina e per la sua bellezza e robustezza
negli spazi verdi. Ma forse non sapete che è anche un vero portento di proprietà
benefiche, non solo consumandolo in piatti prelibati, ma anche in tisane e infusi. Qui
vi raccontiamo perché fa bene e come utilizzarlo.

Perchè usarlo in cucina

I cuochi della tradizione hanno perfettamente ragione: l’alloro è innanzitutto un
ottimo complemento per la digestione. Grazie a un principio amaro contenuto
nell’essenza, 3-4 foglie aggiunte a minestre, zuppe e umidi durante la cottura
aromatizzano e rendono digeribili legumi secchi, carni rosse e cibi grassi in genere,
favorendo l’eliminazione dei gas intestinali. Il tannino stimola i succhi gastrici e ne
fa un disinfettante e blando astringente delle vie gastrointestinali. L’acido laurilico
combatte l’invecchiamento con le sue capacità antiossidanti.
Con le bacche si prepara un delizioso e aromatico liquore casalingo, il laurino, molto
diffuso in Emilia-Romagna. Ricetta: macerate per 60 giorni, in un litro d’alcol a 95°,
100 g di frutti d’alloro interi e 100 g pestati, oltre a 4 chiodi di garofano. Poi preparate
uno sciroppo con 300 g di zucchero sciolto in acqua calda ma non bollente, lasciate
raffreddare e unitelo al liquore mescolando bene. Dopo una settimana di riposo
sempre al buio, filtrate e imbottigliate; fate riposare per almeno 3 mesi.

Coltivazione semplicissima

Piuttosto raro allo stato spontaneo in Italia, è invece una specie ideale per la
coltivazione: robusto e rustico, si adatta ai climi meno torridi del Meridione fino ai
rigori continentali delle Prealpi. Può essere utilizzato per fragranti siepi sempreverdi,
oppure come esemplare isolato allevandolo ad alberello. Va annaffiato nel primo
anno dall’impianto, dopodiché si arrangia da solo.
Predilige, da buona pianta mediterranea, una posizione soleggiata su terreno calcareo
(tanto più quanto più si sale verso Nord) e qualche attenzione solo al momento
dell’impianto. In particolare, non addensate troppo le piante: almeno 1 m nel caso
della siepe, e 5 m di libertà intorno se intendete allevarlo ad albero. Non va potato, se
non per contenerne l’esuberanza o… per metterlo in pentola. Ciononostante, sopporta
benissimo i tagli, con il risvolto di crescere tanto più rapidamente quanto più lo si
taglia: tenetene conto!
Vive bene anche in vaso, man mano più grande, a condizione di annaffiarlo
moderatamente soprattutto in estate.

Lunga raccolta

Le foglie si raccolgono per tutto l’anno, da piante che crescono in zone non
inquinate; si spolverano una a una con un panno e si utilizzano fresche oppure si
essiccano all’ombra in luogo aerato, conservandole intere o a pezzetti in vasi di vetro
ermeticamente chiusi.

I frutti (che si chiamano “drupe”) vanno raccolti a maturazione completata (colore
nero lucido), verso ottobre-novembre, essiccandoli per 3-4 ore in forno a 60° con lo
sportello semiaperto; si conservano come le foglie.
Attenzione: le foglie, da un occhio inesperto, possono essere confuse con quelle
molto più strette e allungate dell’oleandro, che però si distingue facilmente per la
fioritura, e soprattutto con quelle del lauroceraso, che sono più grandi e molto più
lucide e chiare sulla pagina superiore (d’altronde anche il nome popolare “lauro”
viene spesso riferito sia all’alloro, sia al lauroceraso). Perché questo alert? Perché sia
l’oleandro che il lauroceraso sono tossici!

Ricette erboristiche

Utilizzate le foglie fresche, lavate e asciugate.
• Per favorire la digestione: infondete 10 g di foglie in una tazza d’acqua bollente
per 10 minuti, dolcificate con miele di rosmarino, bevete a fine pasto.
• Contro l’insonnia: infondete 5 g di foglie in una tazza d’acqua bollente per 10
minuti, dolcificate con miele di tiglio, consumate mezz’ora prima di coricarvi (oppure
durante il giorno come antiansia).
• Per placare i dolori mestruali: infondete 10 g di foglie in mezzo litro d’acqua
bollente per 10 minuti, dolcificate con miele di salvia, assumete due tazze al giorno
nella settimana precedente l’arrivo delle mestruazioni.
• Per combattere reumatismi e dolori muscolari: macerate 50 g di foglie (anche
secche) spezzettate in 50 g d’alcol a 70° per 24 ore, aggiungete 500 g d’olio d’oliva e
cuocete a bagnomaria senza bollire per 6 ore, filtrate e imbottigliate; si usa per frizioni
(5-10 gocce) sulla parte dolente 3-4 volte al giorno.
• Come sudorifero se avete preso freddo: bollite 400 g di foglie e bacche per 10
minuti in 2 litri d’acqua, filtrate e aggiungete all’acqua del bagno, immergetevi per
non più di 15 minuti.
• Il pediluvio defatigante: pestate 30 g bacche, bollitele in 1,5 litri d’acqua per 15
minuti, filtrate e fate un pediluvio tiepido per 10 minuti.
• Per scacciare mosche e zanzare: bruciate nel camino una manciata di foglie
essiccate o strofinate la griglia del barbecue con foglie fresche, buttatele sulla brace e
appoggiatevi sopra la griglia.
• Per eliminare tarme e tarli: spargetele fresche nella dispensa e nell’armadio,
rinnovandole ogni 3 mesi.

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